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Cd FIORENZO BODRATO
MAINSCREAM FIVE - CMC Records 2009

JAZZAROUND (Belgium) - November 2009
...avec Mainscream Five, le bassiste turinois propose un quintet plus "mainstream" avec piano (Max Brizio), batterie (Nicola Stranieri) et un couple de souffleurs complices: Alfonso Domenici à l'alto et Alberto Mandarini de l'Italian Instabile Orchestra à la trompette. La musique, ici, s'inscrit davantage dans la tradition d'un jazz classique, swingant et mélodique (une Twelve Tones Suite for Jazz Quintet de plus de 18 minutes), même si Bodrato reste fidèle à ses clins d'oeil à la pop (Torino Disco Dance) et à son italianité (Maggio, sous-titré "typical italian bel canto"). Un musicien et compositeur à découvrir pour son inventivité.
C. Loxhay

JAZZIT - Gennaio/Febbraio 2010
Tempi asimmetrici, sovrapposizioni poliritmiche, persino sequenze dodecafoniche. Sono gli elementi con i quali Fiorenzo Bodrato costruisce la sua musica, innestandoli però su una solida matrice jazz che guarda al post-bop e al modern mainstream più smaliziati. Tutti i cinque musicisti provengono dall'area piemontese e costituiscono un esemble di forte coesione, dotato di un preciso suono di gruppo, evidentemente forgiato da una lunga collaborazione, che riesce a esprimere una cifra stilistica unitaria e personale sia nei brani di maggior complessità strutturale, sia nei momenti lirici, come il malinconico Maggio.
Sergio Pasquandrea


MUSICA JAZZ n.5 – Maggio 2010
Bodrato dirige il quintetto con carattere, energia e senza invadenza: il suo contrabbasso scuro, corposo ed elastico rimani il fulcro su cui si basano le composizioni di equilibrati e policromi quadri musicali (c'è anche una suite per quintetto jazz, quasi liturgica nel suo dispiegarsi a cerchi concentrici) e da cui partono le ingegnose invenzioni dei solisti. Ne risulta una musica ricca di riferimenti sitlistici, rielaborati rifuggendo da battuti clichè, per cercare e spesso trovare forme originali di espressione. Ci sono schietto coinvolgimento ed energica espressività, gioiosa esplorazione e invenzione timbrica e ritmica, intesa tra i musicisti e individualità solistiche di pregio, veeemenza e dolcezza, lentezza e rapidità, imprevisto e inevitabile, radicamento e leggerezza.
Aldo Gianolio

IL MANIFESTO/ALIAS n.21 – 22 Maggio 2010

Il contrabbassista e compositore Fiorenzo Bodrato firma tutti i brani per questo «suo» quintetto, in cui si torna ad ascoltare la splendida tromba di Alberto Mandarini. È un disco complesso, che nasce nell'indagare precisi nuclei teorici del fare musica e jazz: ad esempio l'iniziale Twelve Tone Suite for Jazz Quintet, in cui il gruppo lavora su quattro serie di dodici note, o Angsthase, con dedica a Johnny Hodges: qui il lavoro è di armonizzazione sulla nota Fa. Puntelli teorici che non ledono la splendida scorrevolezza del tutto, in più d'un tratto vicina ad atmosfere care a Ornette Coleman, ma non solo. Il Denmark Vesey dell'ultimo titolo è il nome dello schiavo nero che vinse la lotteria, e usò i soldi per riscattarsi la libertà e organizzare una rivolta.
Guido Festinese

JAZZ HOT (FRANCE) – 19 Luglio 2010
C’est un jazz très écrit post-mingussien que joue ce quintet italien très dynamique. Un trompettiste, Alberto Mandarini, et un sax alto, Alfonso Domenici dialoguent entre eux et avec un trio piano-basse-batterie, le bassiste, Fiorenzo Bodrato, étant le compositeur de tous les morceaux. C’est du jazz qui veut dire quelque chose, à la différence de beaucoup de groupes préoccupés avant tout de faire original. Belle idée notamment de Fiorenzo Bodrato d’avoir intitulé Denmark Vesey le dernier morceau, à la mémoire de cet esclave acheté dans les Antilles danoises, d’où son prénom, et qui, ayant gagné le gros lot dans une loterie de rues, a racheté sa liberté et s’est servi de son argent pour fomenter une insurrection d’esclaves. Cela se solda par trente-cinq pendus, dont lui-même, mais son souvenir, inconnu en Europe, est encore grand dans la communauté afro-américaine. La mondialisation, ce peut être cela aussi, faire connaître un grand homme américain par un Italien. Le disque est profond, inspiré et généreux.
Michel Bedin

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